Capodanno Cinese

Dal 5 febbraio 2019 ha inizio ufficialmente l’anno del maiale, l’ultimo segno dello zodiaco cinese. Le leggende della mitologia cinese, narrano che il maiale sia stato l’ultimo animale ad arrivare alla chiamata dell’Imperatore di Giada. Inoltre, ad essere più precisi, questo è l’anno del maiale di terra.

Cioè? Che vuol dire il maiale di terra?

I segni cinesi sono 12 e si alternano di anno in anno come in figura.

Zodiaco Cinese

Quindi, ogni ciclo zodiacale dura 12 anni. Il ciclo successivo ripartirà con il cambio di un elemento naturale correlato, che a sua volta può avere una natura yin o yang. Per cui abbiamo:

Legno – Fuoco – Terra – Metallo – Acqua

Ogni elemento influenza così il segno zodiacale di quell’anno, un po’ come funziona l’ascendente per l’astrologia occidentale.
Si hanno quindi 2 macro-cicli di 60 anni l’uno. Questi sono costituiti da 12 rami terrestri (i segni) e 10 tronchi celesti (gli elementi naturali yin/yang).

Ok, ma perché i cinesi festeggiano a gennaio il capodanno?

La motivazione è semplice, perché il loro calendario tradizionale è di tipo lunare, ovvero si basa sulle fasi lunari. Infatti capodanno è il primo giorno di luna nuova, dopo l’entrata del Sole nell’undicesimo segno dello zodiaco solare. Per questo il capodanno viene festeggiato in un periodo che va dal 21 gennaio al 20 febbraio.

Il calendario cinese venne ufficialmente introdotto dall’Imperatore Wu Di della dinastia degli Han, nel 104 a.C., ma ormai dal 1912 in Cina, si adotta anche il calendario gregoriano. Le leggende, però lo fanno risalire addirittura alla Dinastia Xia (21° – 16° sec. a.C.). L’anno lunare, in realtà, è un concetto che risulta noto anche a noi occidentali. In passato, infatti, era utile dividere i giorni in fasi lunari, per calcolare il ciclo delle stagioni e dei raccolti. Gli almanacchi imperiali, venivano stilati ogni anno da esperti astrologi e approvati dall’Imperatore e divulgati. Al loro interno, fino ai primi del ‘900, si trovavano informazioni e consigli sul periodo più adatto per le varie fasi agricole e non solo.

Ma come funziona l’oroscopo cinese?

Anche in Cina ci sono dei calcoli per attribuire quale influsso gli astri abbiano sulla nascita e la vita di una persona. I calcoli astronomici, il ciclo degli elementi, si mescolano alla numerologia e ad altre materie che determineranno il presente e il futuro dell’individuo. D’altronde, in qualunque cultura nel mondo c’è un’antica ricerca per fare luce nel mistero della vita, escogitando sistemi di lettura del Cielo per interpretare il futuro e ricercare consiglio nelle stelle. L’idea è che ci sia un qualcosa di scritto, un destino o qualcosa del genere, che l’uomo cerca di scorgere attraverso tali metodi.

Al di là dell’interpretazione che si dà ai segni zodiacali, che lascio a chi ne compete, la sostanziale differenza che mi sento di sottolineare è quella che Terzani raccontò in Un indovino mi disse (1995). Lo scrittore fiorentino descrisse l’Oriente, come un mondo in cui antichi saperi, antichi rituali, superstizioni sopravvivono anche nella cultura contemporanea. Molti aspetti vengono ancora regolati sulla base di tali saperi, senza che ciò appaia come una stranezza. Una realtà minacciata da una globalizzazione dilagante, che rischia di cancellare dei tratti distintivi di un paese, nei quali risiede sicuramente parte del suo fascino.

 

Ma cos’è il tai chi?

Viviamo ormai in una realtà e in una cultura cosmopolita, in cui le nostre orecchie sono sempre più abituate a sentire termini esotici legati agli ambiti più disparati, dalla cucina alla musica, fino alle attività fisiche. Ormai da generazioni sentiamo parlare di arti marziali e i nomi che subito ci vengono alla mente sono karate, judo e kung fu, complice anche una cospicua produzione cinematografica. Dal mondo delle discipline del benessere invece abbiamo un nome che da decenni spicca su tutti: lo yoga. Negli ultimi anni, da questi due mondi, continuano ad emergere altre discipline che arrivano finalmente ad una maggiore notorietà in Italia e nel mondo occidentale in genere.

Tra queste troviamo il tai chi chuan (o taiji quan a seconda della trascrizione). Ma cos’è il tai chi?

Non è una domanda così scontata. Quando mi capita di farne menzione con amici, conoscenti o persone potenzialmente interessate c’è spesso molta confusione su molti punti: “Dai, è quella specie di yoga giapponese o cinese!”, “Ah ma è quella roba dove si balla lenti!”, “Ma è come il karate, no?”.

Cerchiamo di fare chiarezza in maniera molto semplice.

Anzitutto il tai chi è una disciplina cinese, le cui origini vengono convenzionalmente legate alla figura leggendaria di Zhang Sanfeng, monaco presumibilmente vissuto tra il 12° ed il 13° secolo, anche se si è sempre più convinti che in realtà già da molti secoli venisse praticata un qualcosa di molto simile al tai chi. Nei secoli si è quindi sviluppato dando vita a differenti stili: tutti con fondamenti comuni, ma con differenze nelle tecniche e nelle posizioni.

Il nome tai chi chuan viene tradizionalmente tradotto come “lotta (o boxe) della Polarità Suprema”. Ovvero? Niente panico, è più semplice di quanto sembra. Partiamo da chuan che significa lotta: ciò ci fa subito comprendere che stiamo parlando di un’arte marziale. Tai chi invece è un concetto che ormai tutti conosciamo, ma che erroneamente chiamiamo in modo diverso. Il tai chi, infatti, non è altro che il nome del simbolo dello yin e dello yang: il cerchio con una metà bianca ed una nera. Il concetto che sta alle spalle di tale immagine è un po’ più complesso di quello che spesso si interpreta. La sua definizione si ritrova nella filosofia taoista, sulla sua visione cosmogonica e sull’antichissimo libro “Classico dei Mutamenti” (conosciuto anche col nome di “I Ching” o “Yi Jing”), pilastro di tale filosofia.

“Un’arte marziale? Ho letto bene?”. Sì, il tai chi chuan nasce dalla fusione di arte marziale e pratiche di lunga vita. In questo modo il lavoro che il praticante fa sul proprio corpo è a tutto tondo. Uno degli aspetti affascinanti e proprio questo: dare la possibilità a chi pratica di sviluppare più aspetti assieme. Il tai chi infatti lega insieme una sequenza di movimenti lenti e armoniosi, il cui insieme viene definito forma: tale successione non è altro che un insieme di tecniche marziali. L’allievo impara a conoscerle e può decidere anche di non svilupparle, purché sia consapevole della loro presenza.
Giusto per puntualizzare: anche se l’esecuzione della forma è lenta, è ovvio che chi allena il tai chi come arte marziale non tiri pugni con la stessa rapidità di un bradipo.

Il resto della componente di questa disciplina è quello legato al benessere e alle cosiddette “pratiche di lunga vita”: ginnastiche di origine taoista con dei concetti legati alla Medicina Tradizionale Cinese. Infatti i praticanti troveranno dei miglioramenti in diverse regioni del corpo: articolazioni, muscolatura (no, non vi farete venire la tartaruga col tai chi), equilibrio, postura, sistema cardio-respiratorio, sistema nervoso, eccetera. I risultati si hanno già dopo qualche mese di pratica, provare per credere. Sarà uno sviluppo progressivo ma costante: le gambe più forti, la schiena e il collo meno doloranti del solito, le articolazioni più sciolte, lo stress che cala, il sonno che migliora. A testimonianza di ciò invito anche ad una ricerca online su alcuni studi condotti da varie università che hanno dimostrato l’efficacia e i benefici del praticare tai chi.

Infine concludo che non ci sono vincoli di età per iniziare a praticare. La maggior parte di immagini che oggi abbiamo sono di anziani cinesi che la mattina presto si ritrovano nei parchi cittadini per condividere il tempo insieme praticando.

Spero che questo articolo abbia aiutato ad avere un’idea più chiara di cosa sia il tai chi chuan. Leggete, spulciate YouTube, informatevi su internet, ma se veramente volete comprendere cosa sia questa disciplina venite a fare lezione, praticate e lasciatevi trasportare in questo mondo, ne varrà la pena.

Buon viaggio e buona pratica.

Gli alimenti per l’inverno

Da poco siamo entrati in inverno, per cui bisogna adeguare l’alimentazione alla stagione. Vediamo innanzitutto quali alimenti la natura ci mette a disposizione nel mese di GENNAIO:

VERDURE: broccoli, cardi, cavolfiori, cavolo cappuccio, cavolini di Bruxelles, cicoria, finocchio, patate dolci, porri, scalogno, sedano rapa, spinaci, tobinambur, verze.

Per la frutta: alchechengi, arance, mandarini, mele, pere, pompelmi.

yin-yang-trasformazionePer la medicina cinese, in inverno siamo al massimo dello Yin.

Le energie della natura e degli esseri umani tornano a circolare in profondità, quindi dobbiamo assecondare questo processo di approfondimento, consumando radici, tuberi e cibi contenuti in involucri o gusci.

Poiché questa è la stagione più fredda, gli alimenti dovranno essere cotti e particolarmente nutrienti, come le zuppe calde. Dovranno essere limitati al massimo i cibi crudi o di natura fresca, mentre si dovranno privilegiare quelli di natura calda o tiepida, che riscaldano. Per esempio aglio, cipolla, erba cipollina, peperone, porro e zenzero (quest’ultimo se fresco disperde il freddo, se secco riscalda l’interno).

Tra i cereali saranno da preferire riso glutinoso e sorgo, e tra le leguminose ceci, lenticchie e fagioli.

Per gli onnivori, le carni più indicate sono l’agnello, il montone, il fagiano, la faraona, il prosciutto di maiale e il pollo. Tra i prodotti di mare, molluschi, scampi e pesce azzurro. Per i frutti: datteri e tutta la frutta secca.

 

VEDIAMO NEL DETTAGLIO ALCUNI DEGLI ALIMENTI SOPRA MENZIONATI.

Uno dei più interessanti è lo zenzero; se è fresco, riscalda l’esterno del corpo eliminando le conseguenze del vento freddo e proteggendo il Polmone. Inoltre, favorisce la discesa del Qi di Stomaco ed ha grandi proprietà disintossicanti; è utile in caso di tosse con catarro, nausea, vomito ed epigastralgia. Va consumato con moderazione in presenza di deficit di yin  ed è sconsigliato in caso di ipertensione ed altre manifestazioni di calore.

Lo zenzero secco riscalda il Jiao medio e disperde il freddo soprattutto di origine interna. Molto potente è la sua azione di rafforzamento dello yang. Utile è il suo utilizzo per contrastare le conseguenze di disturbi da deficit o eccesso di freddo, come sanguinamenti cronici, dolori addominali, diarrea, tosse, nausea e vomito, sempre dovuti al freddo. Da evitare in caso di calore o fuoco interni. 

 

Due parole su un cibo scoperto da poco e diventato giustamente diffuso a livello di massa: la Quinoa. Non è un cereale, non contiene glutine ed è ricca di proteine, apporta beneficio a tutto l’organismo, combatte l’astenia, la debilitazione, la lombalgia e la gonalgia da deficit di Rene, e vari disturbi dell’apparato genito-urinario sia maschile che femminile anch’essi conseguenti al deficit di yang di Rene. La Quinoa è ricchissima di proteine, vitamine del gruppo B,E,C e  sali minerali, specie calcio, fosforo e ferro.

 

 

Quanta fretta, ma dove corri?

La nostra società è indubbiamente dinamica, basata su ritmi rapidi e serrati. Ci svegliamo la mattina andiamo a lavoro, pranziamo al volo, sbrighiamo commissioni, trascorriamo tempi interminabili nel traffico, torniamo a casa e così ancora: tutte le settimane, tutto l’anno. Siamo sempre di fretta, a rincorrere il tempo. Tutto dev’essere rapido: abbiamo smartphone ultraveloci sempre in mano per controllare mail, messaggi, social network e mantenerci sempre connessi non lasciandoci mai staccare. Acceleriamo tutto quanto, ma a quale scopo? Per ridurre i nostri orari di lavoro guadagnando più tempo per noi? No, purtroppo no. Corriamo da una parte all’altra e ci lamentiamo di non aver mai tempo per noi.
Quindi? Dobbiamo rallentare e renderci conto che possiamo ritagliarci del tempo per noi, in qualunque momento della giornata. È una questione di abitudine. Ma come impiegarlo quel tempo? Gustiamone ogni minuto e cerchiamo di invertire il ritmo della nostra routine: assaporiamo la lentezza.
Una delle caratteristiche del tai chi chuan è proprio la sua lentezza nei movimenti, questo gli conferisce l’etichetta di “meditazione in movimento” e permette al praticante di immergersi in una dimensione temporale differente. La frenesia lascia spazio alla calma, le lancette sembrano rallentare, il corpo si muove come immerso nell’acqua, la mente trova una serenità maggiore. Non solo, con la pratica si può anche trovare un beneficio dal punto di vista cardio-respiratorio (diminuzione delle respirazioni e dei battiti per minuto) e si è finalmente in grado di gustare ogni attimo, dando allo scorrere del tempo tutt’altro valore.
Con il tai chi chuan combattiamo lo stress, ricarichiamo le batterie, acquisiamo sicurezza e impariamo e risolvere le situazioni difficili con maggior calma e lucidità. Questi sono alcuni dei motivi per cui alcune aziende, soprattutto all’estero, hanno scelto di attivare dei corsi di tai chi per i propri dipendenti, riscontrando una maggior efficienza nel loro lavoro.
Con questo non voglio sostenere che questa disciplina sia la soluzione, ma è sicuramente una delle più complete per ridarci la possibilità di ritrovare, almeno per un paio d’ore alla settimana, una dimensione meno frenetica all’incessante routine sempre più rapida e alienante.

Storia dello Shiatsu

Lo Shiatsu ha origini antichissime ma la sua codificazione come precisa tecnica corporea risale a tempi relativamente recenti. I primi interventi attuati in Giappone con una tecnica manuale di tipo pressorio a cui viene dato il nome di Shiatsu, risalgono infatti al periodo tra il 1910 e il 1920, ed è sempre in quegli anni che viene pubblicato il primo libro, intitolato “Shiatsu Ho”, ad opera di Tamai Tempaku. Il riconoscimento ufficiale di questa disciplina avverrà comunque più tardi, nel 1955, ad opera del Ministero della Sanità giapponese.

Nonostante la nascita relativamente recente e la sua matrice giapponese, in realtà questa Arte affonda le sue radici nell’antica cultura medica estremo-orientale e trae origine dalle arti manipolatorie cinesi come l’am-ma, l’an-fa e il tui-na, praticate per la cura della salute già a partire dal 2.500 – 3.000 a.C. Lo Shiatsu si differenzia da queste forme per la staticità della pressione che viene portata perpendicolarmente alla superficie del corpo trattata; non esistono pertanto nello shiatsu sfregamenti, impastamenti, ecc.; le pressioni entrano in profondità senza scivolare sulla pelle e producono uno stimolo a cui l’organismo della persona trattata “risponde”, recuperando e manifestando “dall’interno” le proprie risorse vitali (e questo è uno dei motivi per cui non è corretto definirlo massaggio).

L’evoluzione e sviluppo dello Shiatsu come lo conosciamo oggi inizia dunque in Giappone agli inizi del 900 diffondendosi rapidamente grazie alla sua grande efficacia. Alcuni dei primi esponenti dello Shiatsu furono di fondamentale importanza per la crescita dello Shiatsu come Arte per la Salute e s’impegnarono attivamente nella sua diffusione, creando scuole di formazione e studio dove diedero vita a differenti stili di Shiatsu. Tra questi ricordiamo in modo particolare Tokujiro Namikoshi e Shizuto Masunaga, che diedero vita rispettivamente allo stile Namikoshi e allo Zen Shiatsu.

Lo Zen Shiatsu

Negli anni ’60 Shizuto Masunaga, psicologo dell’Università di Tokyo e allievo di Namikoshi, fondò una sua scuola, lo Iokai Shiatsu Institute. Masunaga sviluppò una nuova visione dello Shiatsu come conosciuto fino a quel momento, operando una profonda trasformazione grazie all’integrazione dei suoi studi di psicologia e Medicina Tradizionale Cinese. Nel suo sistema viene infatti recuperato parte dell’enorme bagaglio teorico-pratico della Medicina Tradizionale Cinese, che era stato tralasciato dai suo predecessori per presentare lo Shiastu in modo più “occidentale”. Masunaga raffinò anche i metodi di valutazione dello stato di salute del ricevente ed approfondì i principi di trattamento per rendere più efficaci le tecniche impiegate. Inoltre Masunaga diede un grande rilievo all’atteggiamento interiore dell’Operatore Shiatsu e alla comunicazione non-verbale che il suo tocco stabilisce con il ricevente. Masunaga chiamò il sistema da lui sviluppato Zen Shiatsu, ispirandosi al buddismo Zen e al suo approccio diretto, semplice ed elegante alla comprensione della realtà.

Da Masunaga al giorno d’oggi

Negli anni settanta lo Shiatsu si diffuse in America e in Europa, raggiungendo anche l’Italia dove trovò un ambiente particolarmente favorevole alla propria diffusione e sviluppo.
Grazie anche alla sua diffusione globale lo Shiatsu presenta una grande dinamicità, infatti nuovi approcci e metodologie continuano ad essere sviluppati. Al giorno d’oggi esistono numerosi stili e approcci, alcuni si concentrano maggiormente sulla pressione dei punti, mentre altri sottolineano il lavoro più generale sul corpo o lungo i meridiani per influenzare il Ki che scorre in loro. Anche i fondamenti teorici e filosofici sono vari ed anche i metodi di valutazione, ma l’essenza dello Shiatsu è sempre mantenuta e si basa su una modalità di contatto corporeo molto raffinata e il suo straordinario potere di migliorare la qualità della vita.

Cos’è il Tui Na

Il Tui Na è il massaggio della Medicina Tradizionale Cinese, che agisce sui meridiani e sugli agopunti con vari tipi di manipolazione, sciogliendo i blocchi energetici causa di molti disturbi. Il Tui Na contribuisce ad armonizzare Yin e Yang, a regolare la funzionalità degli organi e dei visceri, a migliorare la circolazione dell’energia (Qi) e del sangue e ad incrementare la mobilità articolare.

IL TUINA PUO’ ESSERE, IN MOLTE SITUAZIONI, UN VALIDO AIUTO ALLE TERAPIE CONVENZIONALI, PER ESEMPIO NEI CASI DI:
STRESS E TENSIONE NERVOSA (mal di testa, insonnia e nevrastenia, cervicalgia e cervico-artrosi)
TRAUMI ( regione cervicale, spalla, torace, legamenti collaterali interni, malleolo)
REUMATISMI E PATOLOGIA ARTICOLARI (periartrite scapolo-omerale, patologia del gomito, del polso, della mano e delle dita, del ginocchio, mialgia del polpaccio)
MAL DI STOMACO (gastralgia, distensione addominale)
DIARREA E STITICHEZZA
MAL DI SCHIENA (lombalgia, discopatia lombare, sciatalgia)
DISTURBI RESPIRATORI
DISTURBI MESTRUALI
DISTURBI DEI BAMBINI E PREVENZIONE DI PROBLEMI DIGESTIVI, RESPIRATORI E COLLEGATI AI CAMBIAMENTI DI STAGIONE.
TABAGISMO (riflessologia auricolare per chi vuol smettere di fumare)

Il Tai Chi Chuan o Taiji Quan

Come nasce

Il Tai Chi Chuan ha origini molto antiche che si fanno risalire al monaco taoista Zhang Sanfeng, vissuto nel XIII secolo. La leggenda vuole che egli osservasse il combattimento tra una gazza e un serpente e notasse come questo sfuggisse abilmente agli attacchi dall’alto della gazza con movimenti morbidi e fluidi. Di qui l’intuizione per una forma di combattimento basata non sulla forza  ma su un diverso uso del corpo basato sull’energia interna e sullo sfruttamento della forza dell’avversario.

Nel XX secolo, in molti casi, quest’arte ha progressivamente perso il suo carattere marziale per divenire una forma di danza dolce ed elegante: l’aspetto estetico ha soppiantato quello originario privando il Tai Chi Chuan di ogni contenuto energetico e marziale.

Il nostro approccio

Nella nostra Scuola, invece, preserviamo le caratteristiche originarie di questa disciplina. In tal modo, la “forma”, cioè il susseguirsi di movimenti che rappresentano tecniche di difesa e contrattacco contro un avversario virtuale, ha un senso e serve a qualcosa.

Ci occupiamo di insegnare il Tai Chi Chuan nella sua totalità. Lavoriamo sull’aspetto più ginnico ed esterno della disciplina, ma anche sull’aspetto “interno”, rappresentato dal potenziamento dell’energia (qi) che scorre nei canali del nostro corpo (i meridiani, secondo la Medicina Tradizionale Cinese). Ovviamente è nostro impegno trattare anche il Tai Chi Chuan come arte marziale.

Il lavoro si basa soprattutto sullo studio e l’analisi di una sequenza di movimenti lenti ed armoniosi, definiti col nome di “forma”. In questo modo l’allievo riesce ad apprendere come usare al meglio il corpo, come muovere il suo qi e come usare le tecniche marziali.

In questo modo chi è interessato prevalentemente all’aspetto relativo alla salute sentirà rinvigorito l’intero organismo,  acquisirà un miglior funzionamento delle articolazioni ed una maggiore elasticità di tutto il corpo; inoltre, accrescerà il livello di rilassamento generale con grande beneficio della psiche e del coordinamento mente-spirito.
Se poi è interessato anche all’aspetto marziale, avrà appreso delle tecniche di autodifesa tanto più utili quanto più sfruttabili soprattutto nei confronti di chi è più grande e forte. Sotto questo aspetto, il Tai Chi Chuan è particolarmente indicato per le donne in quanto ci si basa sul fondamento per cui la forza fisica non è assolutamente l’aspetto centrale.

GLI STILI

Uno dei due stili di Tai Chi che viene praticato nella nostra Scuola è quello di Wang Shu Jin, detto anche Stile della Sintesi Autentica perché raccoglie in sé sia elementi di altri stili (Yang, Chen e Wu) che di altre arti marziali interne cinesi (Xing-Yi Quan e Bagua Zhang).

Il Grande Maestro Wang Shu Jin (1904-1981), che elaborò questo stile, fu allievo negli anni trenta di Chang Chao Tung, uno dei più forti combattenti della Cina del Nord; alla sua morte, Wang passò a studiare prima con Hsiao Hai Po a Pechino, poi con Wang Xiang Zhai, il creatore dell’Yi Quan, a Tiensin. Da qui, alla vigilia della presa del potere di Mao Tse Tung, si trasferì a Taiwan, dove incontrò Chen Pan Ling (1890-1967).

Qui Wang Shu Jin creò un suo stile, nel quale c’è un recupero del Tai Chi Chuan come arte marziale e i passaggi della forma sono applicabili in combattimento; estremamente interessante lo studio delle posture e della forza interna che attraverso la gestione del qi il praticante di questa forma può esprimere.

L’altro stile praticato nella nostra Scuola è il Taiji gong del M. Ma Litang, insegnato oggi dalla figlia dottoressa Ma Xu Zhou, massimo esponente mondiale della Medicina Cinese in campo oculistica. Questa forma fu elaborata da Ma Litang sulla base delle sue esperienze nelle arti marziali, nel Qigong e nella MTC. Questa forma di Tai Chi ha un effetto calmante e riequilibrante  sul sistema nervoso centrale. Altri effetti terapeutici sono: miglioramento dell’equilibrio,  della funzione digestiva, della capacità respiratoria, della funzione cardiaca, delle capacità mentali e dell’auto coscienza del proprio corpo.

Cos’è il Qi Gong

Cos’è?

Il Qi Gong è una disciplina antichissima, le cui radici risalgono a migliaia di anni fa e che nel corso dei secoli è stato codificato in esercizi diversi a seconda degli stili e dell’estrazione religiosa da cui le differenti pratiche hanno avuto origine (taoista, buddista, confuciana, medica, marziale). Pur senza prescindere da tali elementi, che ne costituiscono una componente inscindibile, il Qi Gong oggi ha essenzialmente una valenza terapeutica, essendo considerato a pieno titolo una branca della Medicina Tradizionale Cinese (MTC).

Secondo la MTC, il corpo è attraversato da una serie di canali o meridiani, nei quali scorre l’energia vitale (qi); quando questa incontra degli ostacoli e il flusso dell’energia si blocca, insorge la malattia. Scopo comune dell’agopuntura, del massaggio Tuina e delle ginnastiche energetiche è rimuovere questi ostacoli e ristabilire il corretto fluire del qi in tutto l’organismo.

Come funziona?

Il Qi Gong consiste in esercizi che non richiedono sforzi fisici o doti particolari ma che anzi sono caratterizzati da movimenti lenti o addirittura da posizioni statiche associate ad una corretta respirazione. A differenza delle ginnastiche occidentali, con il Qi Gong si lavora soprattutto sull’interno del corpo, mediante la mobilizzazione dell’energia, così che a trarne beneficio sono sia gli organi interni che il metabolismo e il sistema nervoso. Il Qi Gong è infatti caratterizzato da un profondo rilassamento psicofisico e praticarlo vuol dire lavorare su se stessi per rinforzare le difese immunitarie, prevenire le malattie e migliorare il proprio benessere generale facendo ricorso alle risorse del proprio organismo.

I benefici

In Italia il Qi Gong è affiancato alle terapie tradizionali all’Istituto dei Tumori di Genova; corsi di ginnastica medica cinese per la terza età hanno dato ottimi risultati in problemi relativi a osteoporosi, digestione, evacuazione, respirazione, circolazione e funzioni epatiche.

Se lo scopo immediato del Qi Gong è il miglioramento del proprio stato di salute, il fine ultimo è quello del raggiungimento di un superiore stato spirituale. Questo obiettivo non ha niente di esoterico né di religioso, perché è legato ad un alto livello energetico, potenzialmente raggiungibile da chiunque, che permette un mutamento del livello di coscienza.

In altre parole, il Qi Gong può aiutare a migliorare la nostra esistenza non solo dal punto di vista fisico, aiutandoci a considerare con maggior distacco le vicende della vita e a migliorare il rapporto con se stessi e con gli altri.

Il Qigong che pratichiamo alla Scuola Shen Ming fa riferimento agli insegnamenti dei Maestri piú  illustri, di alcuni dei quali Fabrizio Bencini è o è stato allievo diretto. Citiamo Li Xiao Ming, Ma Xu Zhou, Toshihiko Yayama, Jeffrey Yuen, Zhang Guande.