WORKSHOP DEL 12 GENNAIO – IL GIOCO DEI CINQUE ANIMALI

(Wu Qin Qi)
Il Qigong dei Cinque Animali è una pratica molto diffusa in Cina per il beneficio che apporta alla salute. Non si tratta solo di imitare le movenze degli animali, ma soprattutto di immedesimarsi nella loro intenzione (Yi): “Essere l’ animale, non imitarlo”. A ciascuno corrisponde un suono, uno dei Cinque Movimenti e un organo, la cui energia viene stimolata dall’ esercizio specifico, così come particolari agopunti. L’ origine del Gioco dei Cinque Animali viene fatta risalire a Hua Tuo, un medico vissuto nel secondo secolo d.C., il primo ad aver usato un decotto a base di vino e cannabis (mafeisan) come anestetico in un intervento chirurgico. Hua Tuo era un profondo conoscitore dell’ agopuntura, della moxibustione, della farmacopea erboristica e delle ginnastiche Daoyin. Prendono il suo nome una serie di agopunti situati ai due lati della colonna vertebrale. L’ osservazione di alcuni animali lo portò a sviluppare i movimenti dell’ orso, della tigre, del cervo, della scimmia e della gru. Tuttavia, in 1800 anni sono state praticate oltre 40 diverse versioni dei cinque animali. Nella nostra Scuola Shen Ming studiamo tre stili: quello insegnato dal Mº Jeffrey Yuen, quello del dottor Ma Litang e quello del professore Li Xiaoming. Questi stili differiscono tra loro perché gli animali non sono gli stessi per tutti, ma vi appaiono anche il drago, il coccodrillo e il serpente. L’ imitazione di dodici animali è anche una caratteristica fondamentale del Xing Yi Quan, un’ arte marziale “interna”. In essa troviamo il drago, la tigre, l’ orso, il cavallo, il serpente, la scimmia, il coccodrillo, la rondine, il gallo, l’ aquila, lo struzzo e lo sparviero. Questo non deve stupire perché in Cina Medicina Tradizionale e arti marziali si compenetrano, insieme alla filosofia, al Taoismo e più in generale alla immensa cultura millenaria di quel Paese.

DAO

DAO
Il termine cinese Dao, normalmente tradotto con “Via”, indica il principio assoluto e l’ origine dell’ esistenza. Nella prima sezione del Daode Jing si legge:
“Un Dao che può essere detto Dao
Non è il costante Dao;
Un nome che può essere nominato
Non è il costante nome“.
I primi due versi si riferiscono alle molteplici “Vie ” (Dao) che esistono nel mondo; i secondi due si riferiscono ai nomi per definire gli innumerevoli oggetti e fenomeni. Sia queste Vie che questi nomi sono transitori e impermanenti. La vera costante Via (Dao) non è una via; il vero Dao non è un Dao, e il vero nome non può essere nominato. Il Dao contiene in sé i principi atttivo e passivo ( Cielo e Terra) che danno origine all’ esistenza. Solo quando il Dao è visto come ciò che la crea, può ricevere un nome. Il Dao ha quindi due aspetti, uno con un nome e l’altro senza; tuttavia la differenza tra questi due aspetti non riguarda il Dao in sé; nel Dao non può darsi alcuna distinzione perché si opporrebbe alla sua fondamentale assenza di determinazione. La differenza consiste solo nei due modi in cui il Dao può essere percepito: come principio assoluto o come “madre” dell’ esistenza.